BEYOND THE ADVANCED PSYCHIATRIC SOCIETY- A COLLECTIVE RESEARCH/ OLTRE LA SOCIETA' PSICHIATRICA AVANZATA- UNA RICERCA COLLETTIVA


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giovedì 21 marzo 2013

LINK: Morire di spread. Impoverimento del legame sociale e sofferenza individuale/ 'TEMPO DI CRISI' [Modena, 22 marzo 2013 ]


https://www.facebook.com/events/129587493886958/permalink/135188623326845/



Dalla bacheca del Dr. Montanari: 

"Appunti per la serata del 22 Marzo 2013 ‘Tempo di crisi’

Maurizio Montanari

Degradazione

In Italia e nel mondo, la progressiva eclissi dell’Altro teorizzata nell'insegnamento di J.A .Miller ( l’Altro che non esiste e i suoi comitati etici ) , ha lasciato uno spazio vuoto, un posto ancora fumante di macerie, ‘erotizzato’ da questa repentina evaporazione sulla quale la psicoanalisi e altre discipline stanno cercando di dire qualcosa. Questi incontri hanno il compito di facilitare la comprensione delle tematiche analitiche, attualizzandole. Si può fare un esempio lasciando da parte, per poi riprenderla, la clinica. Recatevi alla periferia di Modena, nella profonda pianura padana che fu comunista. Troverete i circoli Arci e le Bocciofile. Ci sono le mura, le indicazioni, i prati curati, le sedie di plastica e l'Unità'. La struttura ancora è in piedi, spesso ristrutturata e rinfrescata dai volontari. Tuttavia l'ingresso colpisce per tanti piccoli segnali di assenza. Il bar è una mescita di alcolici e caffè privo di antiche parole e discussioni. Le notti ' tanguere ' sono segnate con evidenza sul calendario e assai partecipate, ma non introducono più alla vita sociale come un tempo, ne sono una supplenza, un rimedio, un appendice. Sono come 'griot' quei vecchi uomini che custodiscono i codici e le movenze del giusto lancio della boccia. Giocano, ma inconsapevolmente parlano latino o etrusco, una lingua morte e sostituita da nuovi codici. Spuma e caffè corretto ( da provare quello con l'acquavite senza etichetta o con l'anisetta ) sono liquori che prendono sapore solo in questo tempo sospeso. Anche il dialetto che vi si parla è diverso da quello della città. Non si può negare che l'edificio esista. La sua esistenza in senso sartriano è indiscutibile, come la radice dell'albero de 'La Nausea', ma i codici simbolici che lo sostengono si dissolvono all'uscita di quel luogo. Questo mondo, fatto di condivisione, comunanza, discussioni, è ancora proprietario delle mura, ma non regge il confronto con i moderni luoghi di aggregazione liquida, come i centri commerciali o i 'temporary store', degradazione ancora più fluida del negozio in ' franchising'. Il dissolversi di questo Altro non ha creato successori, ma affaccia sul vuoto. Nessun bar, nessuna sala giochi, nessuna delle molteplici piccole comunità, di pietra o virtuali, nasce con la struttura capace di attraversare le generazioni. Qua dentro c'era desiderio, oggi tanto godimento.

I punti di riferimento simbolici, sono dunque in degrado ed evanescenza.
E’ finita l’era del ‘per sempre’ e si è inaugurata quella del tempo precario.
Partiti politici, famiglie, lavoro. Queste le tre grandi entità mutate nel tempo e divenute liquide e precarie, non più fonte di certezze e solidità.

Chi plasma le regole del vivere, al tempo dell’Altro in liquidazione? Chi occupa la stanza dei bottoni del nuovo ordine simbolico? Sono diverse le istanze sociali che tentano di prenderne il posto, imponendo parametri proprietari con i quali tentano di forgiare il legame sociale oggi più liquido. Le religioni ad esempio, in molti paesi in via di sviluppo o fermi nel tempo, e in Italia la Chiesa Cattolica, si adoperano per modellare i mores, determinando, tra le altre cose, forme sessualità consentita. 
Il DsmV e Big Pharma contribuiscono alla medicalizzazione di massa creando nuove malattie mentali nelle quali ingabbiare le manifestazioni dell’animo umano che resistono all’omologazione. Egual forza la dimostra il neo capitalismo, forte di un linguaggio che si irradia attraverso i media cercando di divenire lingua. 
Le maggiori testate dei quotidiani sanciscono la finanziarizzazione dell'ordine mondiale, nel quale ‘spread’ e ‘bund’ hanno preso il posto del frasario della vecchia politica. Da 'El Pais', al 'Corsera' le prime pagine sono stabilmente occupate da termini un tempo compresi da pochi, oggi linguaggio universale. Questo non significa che il mondo si sia velocemente acculturato e il linguaggio tecnico-finanziario sia è divenuto patrimonio comune. Piuttosto siamo ad una imposizione di una neo lingua tecnica, un tempo appannaggio dei pochi scriba depositari dei cordoni della finanza, oggi divenuta la lingua più forte e viva , impostasi per veloce decadimento degli altri idiomi. Già inflazione sembra un termine arcaico, e si che le passate generazioni avevano imparato a padroneggiarlo e quasi a comprenderlo, a prezzo di tanti rincari subiti sulla pelle. Quando l’umarel diceva ' è l'inflazione a causare tutto questo', parlava con una cognizione di causa piuttosto radicata. Oggi no. Affermare che la nostra economia sta crollando a causa dello spread, significa omaggiare una nuova divinità assurta al pantheon senza preliminari di canonizzazione. Una neo categoria impostasi dall’alto, il cui regno prescinde da una sua comprensione condivisa. I bollettini di tutta Europa stanno ormai più attenti all'andamento dello spread che non ai movimenti dell'economia reale, ai moti Siriani, alla produzione di cotone made in USA. Quel differenziale è oggi il Significante padrone, comunemente accettato. Una lingua ripetuta a pappagallo, come facevano i nonni con la messa in latino. Non ci si capiva nulla, ma vuoi mettere quanto suonava bene un ‘ libera nos..’? Gli italiani che sanno esattamente cosa sia lo spread, e come il suo fluttuare si riverberi sull'economia reale, saranno forse un migliaio. 

Lavoro e tenuta. Uscire di scena

Le cronache fotografano un drammatico scenario del paese: la crisi economica attuale impoverisce l’individuo, crea marginalità, corrode il legame sociale e, nei casi più gravi, uccide. I casi di suicidio legati alla perdita del lavoro costituiscono un emergenza crescente sulla quale una città deve sapersi interrogare per porvi rimedio. L’attuale ‘società liquida’ attribuisce al lavoro una valenza diversa rispetto al passato: non più un mero strumento di sostentamento economico o riscatto sociale in un mondo ben strutturato e capace di sostenere l’uomo in tutti i passaggi della vita, quanto uno dei pochi punti di tenuta in un legame sociale che è andato modificandosi nel corso di poche generazioni. Il lavoro sovente sopperisce a legami familiari che nel tempo si sono indeboliti, supplisce a una identità solida non più facilmente reperibile in una struttura sociale divenuta fucina di pecarietà. Nel luogo di lavoro si ripongono aspirazioni altrove negate, si ristrutturano rapporti affettivi venuti meno nei nuclei familiari o nei luoghi di aggregazione tradizionali. Il posto di lavoro diventa dunque un ambiente nel quale ricreare quelle relazioni che la modernità ha progressivamente eliminato, venendo meno i momenti di convivialità comune, sempre più relegati nel privato, quando non a mondi virtuali e privi di contatto fisico. La perdita del lavoro significa a volte il venire meno di tutto questo. L’individuo si trova solo, costretto ad una ri-tessitura in un legame sdrucito, inospitale e inaccessibile per chi è sprovvisto di denaro. Costretto a chiedere aiuto a enti che non considerano la situazione di marginalità e impoverimento di relazioni nella quale egli può cadere , ma soltanto la sua solvibilità economica. 
E’ la sommatoria di questi elementi che riempie le cronache di 
uomini e donne che, avendo perso o temendo di perdere il lavoro, scelgono di chiamarsi fuori dalla vita. Si uccidono le persone licenziate, gli imprenditori in difficoltà insormontabili. Chi è stato colpito dal sisma. 
Perdere il lavoro equivale in molti casi a chiamarsi fuori scena. 
Scelgono strade estreme coloro i quali, figli di questo tempo, hanno investito nel lavoro tutto il loro essere, come sopra descritto, per compensare legami che altrove sono venuti meno.
Legami sociali rarefatti o, peggio, virtuali. Amicizie non più plasmate dall’interscambio, ma da un dare per avere, come sostiene Z. Bauman. Quando cade l’interesse, cade l’amicizia o presunta tale. Bauman afferma che le relazioni ‘sono stati sostituiti dalle "connessioni". Mentre i legami richiedono impegno, "connettere" e "disconnettere" è un gioco da bambini. Su Facebook si possono avere centinaia di amici muovendo un dito. Farsi degli amici offline è più complicato. Ciò che si guadagna in quantità si perde in qualità. Ciò che si guadagna in facilità (scambiata per libertà) si perde in sicurezza’. Questo indica una fragilità marcata del posto in società, poco annodato al nucleo familiare, poco a legami che sono deboli, poco a spazi sociali sempre più di immagine e sempre meno di parola. Il lavoro, drammaticamente, può essere la summa di ogni possibile compensazione, il rimedio unico a questa liquidità. Per questo il suo venire meno è foriero di cadute. 

La fanno finita per primi i più deboli, e questa non è certo una novità. Per primi si lasciano cadere quelli che sono già predisposti strutturalmente. . La melanconia è uno stato dell'animo che predispone ai passaggi all'atto di tipo suicidario. Il depresso sotto soglia e’colui che vive la vita sempre con un sospiro di insoddisfazione. La melanconia può giungere a livelli cosi' profondi da indurre il soggetto che ne è avvolto a chiamarsi fuori scena, spesso in modo subitaneo, lasciando sorpresi amici e parenti. Anche quando la situazione non pareva irrisolvibile. Ci si chiama fuori quando l'azienda tracolla, quando il proprio posto di lavoro sfuma. Ma anche quando uno scossone fa barcollare le sicurezze.
Il melanconico patisce un antico fuori scena.
Si tratta di una condizione di esclusione ab inizio, un fuori squadra come dato costitutivo. Nella triangolazione edipica, il melanconico non è stato introdotto, non ha trovato forti mani che ne abbiano circoscritto e protetto il posto. Egli occupa così una posizione permanente di oggetto suscettibile di caduta non tanto perchè più vulnerabile a certi eventi della vita, ma come condizione originaria. Una provvisorietà radicale, delle fondamenta poco profonde. 
Questa è la condizione che tanti melanconici cercano di neutralizzare nel corso della vita. Si tratta dunque di una ricerca di posto, di un confezionamento di un abito artigianale che implica maggior fatica, perchè fronteggia una sorta di precarietà radicale innata. L'obbiettivo di questa stabilizzazione dell'essere, è quello di scongiurare la ricaduta nella ancestrale posizione di cosa, di oggetto eliminabile. Nel momento in cui il legame si sfilaccia il melanconico è irrimediabilmente risucchiato verso una posizione primigenia. In molti casi l’uscita di scena è subitanea e richiama il passaggio all’atto ( il lasciarsi cadere, niedderkommen) di cui parla Lacan : ‘Il lasciarsi cadere è essenziale a qualsiasi improvvisa messa in rapporto del soggetto con ciò che esso è in quanto oggetto a’ ( J. Lacan, Seminario x) Per lui dunque la situazione economica attuale, dove tutti siamo oggetti, è più pericolosa e letale, in quanto mette in luce e spoglia una condizione più fragile, elevandola a sistema. Individui che si trovano a battagliare in un contemporaneo che lavora per ridurre tutti a quello stato. Pezzi di ricambio.

Si tratta di episodi frequenti, che purtroppo balzano all’onore delle cronache solo quando sfociano in un esito nefasto. E’ la progressione dell’incertezza, il non sapere quale posto si debba occupare che genera un movimento d’angoscia crescente e spesso insopportabile, spiega Lacan. 

Il lavoro è anche un formidabile punto di tenuta per soggetti con strutture psicotiche e borderline, le quali perdendo di colpo il punto di equilibrio, vedono scatenarsi fantasmi persecutori che armano le loro mani sino a passaggi all’atto violenti, colpendo negli ignari dipendenti di una istituzione quell’Altro colpevole di avergli strappato il tappeto da sotto i piedi lasciandoli cadere nel vuoto

La prospettiva clinica può dunque orientare il modus operandi di chi fornisce e toglie il lavoro, dovendo far precedere queste decisioni drastiche all’analisi dell’uno per uno.
Situazione per situazione. 

E’ necessario mettere in atto un apparato recettivo che sappia cogliere lo stato di fluidità, di nullificazione e di oscillazione alla quale molti lavoratori vengono sottoposti. Uno degli effetti della crisi è quello di rendere molti uomini e donne oggetti intercambiabili, collocabili ad hoc sul mondo del lavoro, ai quali togliere poi l’abito di utilità, scaraventandoli in un deserto di incertezza. Una città deve aprire le orecchie, aguzzare la vista, scendere in strada. Occuparsi di questo"









1 commento:

  1. un limite, se l'ho capito bene, del discorso di martinelli è di proporre una risposta TERAPEUTICA a dei problemi che sono obiettivi, oggettivi e sociali primariamente. se è così, la prima risposta dovrebbe essere a quel livello. POI si può pensare anche ai morti e feriti della battaglia (ovvero: mentre si curano morti e feriti bisogna contemporaneamente combattere: altrimenti non ha senso)- E questo naturalmente presuppone che si individui un fronte di lotta, chi sono gli amici, chi sono i nemici

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