BEYOND THE ADVANCED PSYCHIATRIC SOCIETY- A COLLECTIVE RESEARCH/ OLTRE LA SOCIETA' PSICHIATRICA AVANZATA- UNA RICERCA COLLETTIVA


cerca nel blog

Follow by Email

martedì 26 aprile 2016

LINK: Laura Erber- "Por onde andou Sophie Podolski?" [BLOGDOIMS, 14-3-2016]





http://www.blogdoims.com.br/ims/por-onde-andou-sophie-podolski


"...Em 1989, já de volta a Portugal, onde se estabeleceu definitivamente, Al Berto publica Lunário, breve romance autobiográfico em que reelabora os textos escritos em 1975 e narra, de maneira muito mais sóbria, a experiência daqueles anos de Bruxelas. O que era um fluxo psicodélico e fragmentário em À procura do vento num jardim d’agosto agora surge com muito mais recuo, delineando personagens e com uma voz mais estável que conduz o leitor pelos caminhos da amizade e de um amor belamente narrado, e cuja lembrança é propulsora do desejo de narrar. É a história do jovem Beno, que deixa a casa dos pais e chega sozinho e com escassa bagagem a uma cidade não nomeada, onde irá frequentar assiduamente o Lura, o bar onde tudo acontece e onde conhecerá Nému, por quem se apaixonará e com quem irá viver na mansarda da rue de L’Aurore, com Alba, Kid, Zohía e seu amor, Alaíno.
Zohía evidentemente é Sophie. O capítulo intitulado “Quarto minguante” é um dos mais belos relatos sobre alguém que vai se afastando de si mesmo até se perder completamente no delírio e se tornar o rumor surdo de uma sombra. É também um relato sobre o amor devastado pela loucura. Al Berto narra com muito tato e num equilíbrio tenso e difícil o sofrimento psíquico de Zohía até o momento em que será internada para sempre. Narra também a devastação de Alaíno, o namorado, que a visita na clínica psiquiátrica e cuida de seus escritos. Já internada, Zohía pede que Alaíno lhe traga seus cadernos. “Julgava que, ao relê-los, talvez pudesse regressar ao que esquecera quase por completo: a vida. Durante anos, anotara com frequência e minúcia o que lhe acontecia. Desenhara muito, isolara palavras em listas infindáveis, ou escrevera páginas e páginas relatando sua paixão por Alaíno. Encher cadernos e folhas soltas, envelopes, pedaços de pano com uma caligrafia ora certinha e legível, ora totalmente ilegível e misteriosa.”
Em entrevista realizada na época da publicação de Lunário, Al Berto dizia ser este um livro de “cenas de amizade, de limpidez. E outras de estúrdia, de excesso. E isso tem a sua beleza. Uma espécie de beleza maldita”. É essa beleza maldita que reconhecemos nos textos de Sophie Podolski. A ilegibilidade de vários deles decorre de uma intensidade que explode a escrita do diário em várias direções, explosão que fala de um sujeito despedaçado, que já não sabe chorar, foge mas já não sabe para onde, não pode prosseguir e não tem como voltar. Bolaño perseguia essa mesma beleza maldita, e pode ser que tenha cruzado com Al Berto ou com Beno em Barcelona, mas isso também não é certo..."
LAURA ERBER



domenica 17 aprile 2016

Un'altra conclusione (IRAM DELLE COLONNE)


Si racconta, in base a quel che dicevano i saggi di Himyar nello Yemen, che quando Sheddàd e i suoi compagni perirono del castigo divino fu re dopo di lui Sheddàd il Minore, cui Sheddàd il Grande, suo padre, aveva lasciato il governo dello Hadramùt e di Saba quando partì con il suo seguito di truppe per Iram delle Colonne. Quando gli giunse notizia della morte del padre, lungo la strada prima di giungere alla città di Iram, ordinò che il suo corpo fosse da quel deserto trasportato nell’Hadramùt, e comandò di scavargli una fossa in una caverna. Scavata la fossa e deposto che vi fu dentro, sopra un trono d’oro, gli furono messe addosso settanta tuniche intessute d’oro e tempestate di gemme, e presso la sua testa fu collocata una tavoletta d’oro su cui erano scritti questi versi:

Guarda le due piramidi, e ascolta da loro quel che raccontano del tempo trascorso;

tu hai battuto la via della ritrosia, non io; consentimi l’unione, poiché il momento è venuto di mantenere la parola;

cessa di fuggirmi, smorza la tua durezza, poiché il mio cuore, su te stesso lo giuro, non si è consolato di te,

e ora, sotto strati di polvere, aspetto il giorno promesso, ad Iram delle Colonne.           

      

domenica 3 aprile 2016

Street fighting man/ intro a POESIE di William Blake, trad. G.Conserva (1976, e poi altre 3 edizioni)




http://gen.lib.rus.ec/book/index.php?md5=04781C61A941979DE935BB90488AEFCF
William Blake, Giacomo Conserva transl.,POESIE (bilingual edition), Newton Compton 1976 et seq.

The Rolling Stones-Street fighting man(1970)


Nota del Traduttore     

"C’è una vecchia canzone dei Rolling Stones che fa così: «Dappertutto sento il suono / di gente che marcia che carica /Perché l’estate è qui e il momento è giusto / per combattere nella strada, ragazzo / Ma che cosa può fare un povero ragazzo /tranne il solito vecchio rock and roll / La sonnolenta città diLondra non è / il posto giusto per un guerrigliero». Per William Blake, vissuto pure lui a Londra, con Pitt e Wellington, non c’era molto altro da fare che avere visioni & dipingere & scrivere & cantare. Fu considerato un pazzo, o, nel migliore dei casi, un eccentrico. Per molto tempo dimenticato, o ricordato con 1-2 liriche in un’antologia, o venerato maestro di cerchie di iniziati (Yeats insegna), Blavatskiane signore-di-mezza-età e distinti teosofici spiritualisti. «And did those feet», musicato, entrò nella liturgia ufficiale: due film inglesi degli anni ’60, Gioventù amore e rabbia e Privilege, ne hanno offerto versioni agghiaccianti. In questo lavoro, ho cercato di restituire alla voce di Blake un significato in rapporto a questo mondo, in rapporto al terrorismo delle multinazionali, al neo-irrazionalismo, alla repressione tecnologizzata, e alla lotta contro di loro. Ho scelto di non tradurre esempi di poesia pura o squarci di visione, ma dicercare di dare un’idea concreta delle inflessioni e delle cadenze, e delle complessità di un pensiero – superando la falsa contrapposizione opere della gioventù/opere della maturità, secondo cui solo le prime sarebbero «poetiche», ed il resto oscurità. Anche nel modo di tradurre, ho cercato di parlare la voce di Blake e di fargli parlare la mia, rendendo giustizia per quanto sapevo sia alla dolcezza delle melodie che alla durezza della voce: un piccolo omaggio a chi con tanta violenza e amore ha sognato della ricostruzione di Gerusalemme.

Il testo inglese della presente edizione riproduce quello di Max Plowman per il Poems and Prophecies della Everyman’s Library del 1927."       

GIACOMO CONSERVA 1975