BEYOND THE ADVANCED PSYCHIATRIC SOCIETY- A COLLECTIVE RESEARCH/ OLTRE LA SOCIETA' PSICHIATRICA AVANZATA- UNA RICERCA COLLETTIVA


cerca nel blog

Follow by Email

domenica 13 marzo 2016

Though I cry I plea I excuse/ sei tu [Kathy Acker, Empire of the Senseless, Grove Press 1988, p.172 (from/ da 'On becoming Algerian- Thivai')]




Kathy Acker, Empire of the Senseless, Grove Press 1988, p.172 (from/ da 'On becoming Algerian- Thivai')]

   Sei tu che, sebbene io pianga implori argomenti, non ti lasci baciare il piede neanche una volta.
Fammi camminare attraverso il fuoco o l'acqua.
Tu sei il sultano del Re che comanda. 
   Come posso ridere se tu non ridi?
L'anima è schiava di questo riso senza labbra senza denti.
Abbi pietà di coloro che vedono il tuo riso.
Ma il tuo riso è nacosto dentro gli occhi delle bestie.
   Tu che sei la gloria e il signore degli umani che hanno cuore
Sei il dottore di noi, noi ammalati.
In un giorno di pioggia i malati del mondo giungono a un giardino
In un giorno di pioggia ho bisogno di amici.
   Questa mattina, nel giardino,
Ho raccolto una rosa- ero terrorizzata che il giardiniere mi catturasse.
Lui mi disse gentile,
'Col cazzo una rosa. Prenditi tutto il mio giardino'.
   Tutti hanno amici; tutti hanno compagni;
Tutti hanno talenti; tutti
Lavorano. Noi che abbiamo un cuore, noi ci abbandoniamo
nell'immagine di colui che davvero amiamo,
dentro il sole delle nostre emozioni,
nelle ombre scure della caverna.

   It's you who, though I cry I plea I excuse, 
won't let me kiss your foot even once.
Make me walk through fire or water.
You're the Sultan of Royalty Who gives the orders.
   How can I laugh unless you laugh?
The soul is the slave of this laugh without lips without teeth.
Pity those who see your laugh.
But your laugh's hidden in the eyes of beasts.
   You who are the glory and ruler of humans who have hearts
Are the doctor of us, sick.
On a rainy day the sick of the world come to a garden
On a rainy day I need friends.
   This morning, in the garden,
I plucked a rose —l was scared the gardener was going to catch me.
He said to me gently,
‘The fuck witha rose. Take my whole garden.’
   Everyone has friends; everyone has mates;
Everyone has talents; everyone
Works. We who have hearts, we relax in the image of the person we
really love,
in our emotions’ sun.
in the dark shadows of the cave.


  

sabato 12 marzo 2016

A choice of gods/ scegliere gli dei [Of massacres, and CD Simak/ Di massacri, e CD Simak]




Tante tante tante volte e' stato un dio (o IL DIO) a sanzionare o ordinare le uccisioni, limitate o di massa, pulite o dopo terribili torture. Dagli Albigesi ai prigionieri degli aztechi, dal Gott mit uns dei nazi (ODINO?) all' In God we trust dei bombrdamenti di Tokyo e Hiroshima; dagli dei di Gengis Khan a quello diTamerlano al dio di Stalingrado...
[Non volendo propagandare laicismo o ateismo, certo- solo dire (in modo ultraellittico) che non e' il credere in un dio (o alcuni dei) che di per se' fa la differenza; rispetto religioso per la vita, ok- e questo nella storia umana non e' scontato (anche se p.e. in molte culture primitive c.d. l'uccidere animali fa parte delle necessita' vitali, il che non toglie che debba in qualche modo venire espiato, o assunto in una superiore comunanza di destino fra uccisore e ucciso)]
DA UN DIALOGO CON CLAUDIO RISE'

[ Clifford D. Simak, "A Choice of Gods", 1972






martedì 8 marzo 2016

UCCIDI UCCIDI UCCIDI [link]


http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/03/08/news/sesso_movida_e_altre_follie_la_rovina_di_manuel_e_marco_dopo_la_notte_di_capodanno-134987650/?ref=HREC1-1#gallery-slider=134943563

ROMA. Chissà se, specchiandosi nella lama del coltello da cucina sporco di sangue, Manuel Foffo e Marco Prato hanno riconosciuto il loro volto. Chissà se, negli atti di follia omicida che sono costati la vita a Luca Varani, si sono chiesti come sarebbero cambiate le loro vite da quel momento in poi. Ora, svanito l'effetto di alcol e cocaina, i due assassini del Collatino possono solo guardare al loro passato. Al loro futuro penseranno i giudici.

Per formulare la loro decisione, le toghe del tribunale di Roma ripartiranno dal primo interrogatorio di Foffo, il padrone della casa dell'orrore. Studente di economia fuoricorso, figlio di un assicuratore che gestisce anche un ristorante, il 28enne si confessa davanti al pm Francesco Scavo subito dopo aver vuotato il sacco con il padre. Quello che si siede davanti al magistrato sembra un ragazzo in tutto e per tutto uguale agli altri. Alto, magro, fisico atletico e un discreto successo con le donne: "Mi vedo spesso con una ragazza - racconta in procura - ma con tutte quelle con cui sono stato non sono mai andato oltre il sesso. Anche io, però, posso innamorarmi".
Ucciso dagli amici dopo un festino a base di alcol e droga a Roma
Le parole sono confuse, come lo è il suo rapporto con la droga. Cocaina: solo qualche tirata, senza farne un vizio quotidiano. "Ora ha smesso", racconta chi lo conosce bene. Un anno e mezzo fa Foffo era andato a sbattere con la sua auto contro un cassonetto. Addio patente, benvenute promesse di rigare dritto. Ecco, allora, la start-up per mettere sul mercato un software per business man e le giornate al ristorante di papà a Pietralata, a due passi da casa. Manuel avrebbe completato la sua riabilitazione tra 20 giorni, riprendendo finalmente la licenza per rimettersi al volante. L'ultimo test su alcol e droga era stato superato a pieni voti all'ospedale Pertini una settimana fa. A stroncare l'arrampicata, però, ci ha pensato la sorte: dopo la morte dello zio, arrivata solo da qualche giorno, Foffo era caduto in depressione. Un lutto fresco, difficile da digerire se non a colpi di cocktail e cocaina. Un mix micidiale, un miscuglio che potrebbe aver accelerato il suo istinto omicida latente.

A condividere il battesimo del sangue con Manuel, nell'appartamento alla periferia Est di Roma c'era anche Marco Prato. Foffo lo aveva conosciuto poco prima di Capodanno, rimanendo forse abbagliato dal suo stile di vita: aperitivi nei locali cool della movida capitolina, vestiti da centinaia di euro e paparazzate. Nel passato del pr, infatti, c'è anche una vip. È il febbraio del 2014 e su Oggi il 29enne viene pizzicato in "acrobazie hot" con la sua nuova fiamma. Lei, stesa sul cofano di una macchina e avvinghiata a Prato, è Flavia Vento, prezzemolina del jet set romano. "Si chiama Marco - raccontava due anni fa la showgirl - organizza eventi, è laureato in scienze politiche, studia recitazione e vive tra Roma e Parigi, perché sua madre è francese ".

La storia del secondo assassino di via Igino Giordani, finiti gli sprazzi di gloria sulla carta patinata, continua su Facebook: "Bella musica + buon cibo + cocktail rinfrescanti + tanti amici + spettacoli e divertimento". Così, sui social, Marco Prato fa pubblicità alla sua serata: A(h)Però. Dice di cercare collaboratori di "bella presenza" e durante i suoi eventi ospita anche lo staff di "Avanti un altro": il programma di Paolo Bonolis è alla ricerca di concorrenti. I riferimenti alla movida rimbalzano in rete senza soluzione di continuità. Fino a trasformare Marco nella "pecora nera" di famiglia.

Il suo curriculum, infatti, sembra essere decisamente più magro di quello di papà Ledo. Esperto di politiche culturali, è il segretario dell'associazione Mecenate 90. Per anni è stato uno dei più importanti consulenti del Mibac e ha lavorato con l'ex premier Giuliano Amato. Poi ha coordinato il progetto per i restauri del Palexpò a Roma e del palazzo Ducale a Genova. Insomma, quanto di più lontano da quei festini a base di cocaina che per i 30enni del centro storico capitolino sembrano essere invece la realtà.

"A quelle serate ci sono andata - racconta una ragazza che chiede di restare anonima - hanno un'impronta gay, ma non mi sono mai sembrate nulla di troppo stravolgente. Ci ho accompagnato un paio di volte degli amici omosessuali. Erano stufi di stare sempre su Grinder e Tinder (app per incontrare l'anima gemella, ndr) e così avevano iniziato ad andare agli aperitivi di Prato per trovare compagnia". Due cocktail, stuzzichini quanto basta e poi la promessa di rivedersi. Magari a casa, con tutto il necessario. "Ormai funziona così - riprende
l'amica di Prato - la gente fa gli afterini". Tradotto: si rincasa all'alba e poi non si esce per 24 ore. Una giornata tra alcol e droga. Spesso con degli sconosciuti: "Ma dopo quello che è successo - conclude la ragazza - ora nel giro c'è paura". La stessa che i due assassini, belli e indemoniati, devono aver intravisto almeno per un istante negli occhi della loro preda prima di specchiarsi nella lama di un coltello da cucina sporco di sangue.


























domenica 6 marzo 2016

RUNNING WILD (Roxy Music)





https://www.youtube.com/watch?v=rsnmuJFL_Z0

There's that melody again
Burning through my head it does me in
Turns me right around to my old friend
Wonder how you've changed, are you still

Running wild, like you do
When all your dreams come true
Happy days you pretend
That your love will never end
There's that melody again

Where it's coming from I must have been
Drifting out of time, now I'm in
Underneath you'll find I'm just the same
Running wild, like you do
When all your dreams fall through

I can always pretend
That I'll fall in love again
Running wild, like we do
If only dreams came true
I could even pretend
That I'll fall in love again
Songwriters: FERRY, BRYAN / MANZANERA, PHIL
Running Wild lyrics © Universal Music Publishing Group

LyricFind

venerdì 4 marzo 2016

FOR THE BONATTI DEAD: STUPIDI MODI DI MORIRE/ DI ESSERE UCCISI/ ESSERE INVIATI ALLA MORTE, MORITURI TE SALUTANT (un lamento, nessuno si lasci ingannare dalla gioiosità della musica che ascolterete)



FOR THE BONATTI DEAD: STUPIDI MODI DI MORIRE/ DI ESSERE UCCISI/ ESSERE INVIATI ALLA MORTE, MORITURI TE SALUTANT (un lamento, nessuno si lasci ingannare dalla gioiosità della musica che ascolterete)
[luglio 2015] "Senza girarci intorno, una qualificata fonte di Intelligence, la racconta così: "Una gran brutta faccenda, da qualunque parte la si voglia prendere, soprattutto se il sequestro dovesse avvitarsi, come è purtroppo scontato prevedere, nel gioco infernale della polveriera libica e delle sue fazioni". Capace di scatenare la profonda irritazione di Palazzo Chigi, "semplicemente incredulo - così ne riferisce una fonte di governo - per le modalità con cui il sequestro è avvenuto". E ancora, prosegue la stessa fonte, facendo riferimento ad Eni e Bonatti, "per l'incredibile leggerezza con cui aziende italiane strategiche impegnate in un quadrante di mondo dove l'Italia non ha più un'ambasciata e dove i protocolli di sicurezza devono essere stringenti, non hanno evidentemente saputo proteggere i propri dipendenti integrando le proprie procedure".