BEYOND THE ADVANCED PSYCHIATRIC SOCIETY- A COLLECTIVE RESEARCH/ OLTRE LA SOCIETA' PSICHIATRICA AVANZATA- UNA RICERCA COLLETTIVA


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domenica 6 aprile 2014

"NEGOZIARE CON IL MALE", Dolore in Bellezza IV, Parma 30 aprile/ 13 giugno 2014






 “Ci vuole molta energia per trasformare il DOLORE IN BELLEZZA,
(Bianca Tosatti 2008)


NEGOZIARE CON IL MALE

Da sempre il male è una condizione, e perciò una narrazione necessaria: da sempre manipoliamo la sventura e la violenza, la malattia e la morte. In tal senso, una società mostra la propria capacità di “mantenere l’ordine” nel modo in cui reintegra quotidianamente il male, lo tiene dentro, riesce a vederne un motore della Storia e delle singole storie, che svoltano quando incontrano il male e spesso solo se lo incontrano.
Così, se il male ci accompagna e ci appartiene inesorabilmente, la portata storica di una civiltà (la capacità di esistere e resistere culturalmente) è leggibile nei termini di “manipolazione simbolica” del male. Pensiamo ad esempio alla tragedia greca, alla capacità di produrre “catarsi collettiva” mettendo in scena la madre che uccide la figlia o il figlio che si congiunge carnalmente alla madre: la tragedia era una potente forma di relazione col male, capace di re-integrare ciascuno rispetto ai propri desideri negati e al mistero dei desideri altrui.
Nominare il male, valutare il male, legittimare il male, reintegrare il male. Infine, negoziare con il male per opporsi al male: “ogni forma di cura che ci risulti davvero difficile è una forma di negoziazione con il male”, diceva Claudine Herzlich nella celebre opera “Il senso del male”.

Eppure, in un periodo storico dove ci sembra di poter parlare di tutto, il male scatena forti negazioni o sbrigative rassicurazioni.
Forse perché abbiamo dismesso quei contesti in cui si narrava il male collettivamente, abbiamo delegittimato le narrazioni emotive situate, corporee, relazionali a favore di quelle mediatizzate, abbiamo perso la “Tragedia” a favore di tanti piccoli frammenti, freddamente tragici (pensiamo alle sfuggenti narrazioni televisive della violenza).
O forse perché ci siamo convinti che l’unica mediazione efficace con la sventura è quella che porta alla sua sconfitta: sconfitta della morte attraverso la medicina; sconfitta della follia attraverso il farmaco; sconfitta del desiderio attraverso la sua domesticazione in forme cui è più facile dare soddisfazione attraverso il mercato. Infine, alla Tecnica e al Mercato abbiamo affidato il destino del Male, sicuri di dominarlo attraverso la ragione da un lato e la scelta dall’altro, e così di portare fuori il male dalla “comune umanità”.
Ma cosa succede poi se il male quotidiano viene riprodotto da coloro che son vestiti di quella tecnica e di quel mercato che dovevano salvarci? Il “male vestito di legittimità”, insomma, quello che ha il volto del sapere o del successo di mercato che pure infliggono dolore, ci confonde e ci lascia senza giudizio. E parallelamente, siamo consapevoli che il “male identificato”, giudicato e rimosso - idealmente confinato a pochi spazi che non ci riguardano quotidianamente, relegato al carcere o all’ospedale ad esempio - non è il Male finalmente circoscritto. Come dice Cassano, il male è così lucido da adattarsi ai tempi e da sottrarsi allo sguardo critico: ama uscire dalle narrazioni su ciò che è comune, ama sottrarsi all’attenzione e divenire così male legittimo (sia domestico, istituzionale, di consumo).

In tal senso, dobbiamo forse negoziare nuovamente col male, ripensare a processi collettivi del “tener dentro” e del “legittimare” ciò che di noi non trova linguaggio espressivo e si traduce in azione violenta o in senso più vasto “maligna”. Dobbiamo forse cercare spazi – contesti, linguaggi, forme del confronto collettivo – attraverso cui re-integrare il male, arrenderci ad esso senza “aristocratismi etici” - dice Cassano - consapevoli della sua forza, cioè della sua capacità di dare risposte all’uomo che altrove gli sono negate.
Però, una nuova “umiltà” del bene, il nostro ri-conoscimento e l’identificazione con il male, la comprensione della sua vitalità e delle sue ragioni, sono “esperienze” rischiose. Guardando negli occhi la violenza, ad esempio, riconoscendola come “nostra”, corriamo il rischio di una ulteriore de-valorizzazione del nostro modo di vivere, di un ulteriore relativismo etico e culturale? Oppure è invece questa la via per una maggiore capacità di parola contro il male? In questa epoca di incertezza, dove i valori - intesi appunto come narrazioni condivise sul male e sul bene - si rarefanno, una maggiore capacità di prendere posizione può discendere dal ri-conoscere “l’umano reale”, dal rispecchiarsi nel male come percorso sensato?
Per tentare insieme le risposte, vogliamo guardare al tema del dolore provocato, indotto, inflitto, convinti che il carnefice e la vittima siano una relazione e che come tale vadano guardati e affrontati. Per “negoziare” con il male proponiamo di guardarlo, senza relegarlo nei luoghi del contenimento, dell’espiazione o della riabilitazione.

Più specificamente, il nostro percorso di riflessione – come è stato per le altre edizioni della Rassegna “DOLORE IN BELLEZZA” – adotterà diversi linguaggi teatrali (letture, mise en scène, video, brevi spettacoli) e tenterà così il confronto tra saperi differenti, innanzi tutto tra quello sociologico e quello psichiatrico di cui siamo portatrici.
Gli ambiti che toccheremo nei diversi seminari, più specificamente, si rifanno ad alcune parole chiave quali: violenza, sacralità, colpa, contenimento, cura. Ci occuperemo di aspetti differenti - dalla socializzazione della colpa in carcere, alla cura delle possessioni nell’etnopsichiatria - per esplorare le narrazioni sul male che oggi sono possibili.

Vincenza Pellegrino, Maria Inglese, Paola Donati


APRILE-GIUGNO 2014 Teatro Due
Nominare il male, legittimare il male, reintegrare il male. Infine, negoziare con il male per opporsi al male: “Ogni forma di cura che ci risulti davvero difficile è una forma di negoziazione con il male”

30 aprile, ore 16-18.30 - IL DIS-UMANO MOLTO UMANO - Letture sul male con Marco Deriu, sociologo Università Parma, Maria Inglese, psichiatra Ausl Parma, Pietro Pellegrini, direttore DAI-SMDP Ausl Parma, Vincenza Pellegrino, sociologa Università Parma.
9 maggio, ore 16-18.30 - GLI ANGELI CADUTI. L’ESPERIENZA DELLA COMPAGNIA DELLA FORTEZZA DI VOLTERRA - Armando Punzo, regista teatrale, Bianca Tosatti, critica d'arte
direttore MAI Museo. Introduce Paola Donati, direttore Teatro Due.
19 maggio, ore 16-18.30 - DOVE NASCE IL BENE? - Gabriella Caramore, scrittrice e conduttrice 
del programma radio "Uomini e profeti" Rai 3, dialoga con Sergio Manghi, sociologo Università Parma.

3 giugno, ore 16-18.30 - NEGOZIARE CON IL MALE - Piero Coppo, etnopsichiatra ed etnopsicoterapeuta, dialoga con Maria Inglese. Introduce Paolo Volta, direttore attività socio-sanitarie Ausl Parma.
13 giugno, ore 16-18.30 - CARNEFICI E SPETTATORI - Alessandro Dal Lago, sociologo Università Genova, dialoga con Vincenza Pellegrino. 

“Il male è un lucido conoscitore degli uomini e fonda il suo regno sulla capacità di coltivarne le debolezze. Sa adattarsi ai tempi, perché ha imparato a cambiare spalla alle sue armi: una volta esaltava la sottomissione, oggi offre con successo e su tutti i canali dosi crescenti di volgarità ed esibizionismo.
Se vogliono far crollare questo potere, i migliori devono smettere di specchiarsi nella loro perfezione.”
(Franco Cassano, da ‘L’umiltà del male’, 2011)


“Non tutto il male viene per nuocere” (proverbio popolare)




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