lunedì 13 maggio 2013
LINK/ "Il mistero di Kabobo, il fantasma che si trasforma in un assassino" [ Massimo Pisa, REPUBBLICA, 13-5-13 ]
Ai carabinieri ha detto soltanto: "Ho fame", poi silenzio. Le sue tracce portano in Puglia e a una rivolta in un centro per clandestini. Poi l'arrivo a Milano dove diventa un'ombra senza casa, senza lavoro e senza denaro
Adam Kabobo in strada con il piccone
Prima della notte dell'orrore, prima che i suoi demoni partorissero l'idea di massacrare ogni passante che gli capitasse a tiro, Adam Kabobo era un fantasma. Non solo a Niguarda, dove nessuno, nella mattina del risveglio terrorizzato e nel pomeriggio di ritrovata apparente normalità, giura di averlo mai visto chiedere un euro, o un panino al bar. Ma in tutta Milano.
Dove, se non fosse stato per lo zelo di un maresciallo di pattuglia, nessuno lo avrebbe mai censito. Non i servizi sociali, un pronto soccorso, un'associazione di assistenza ai migranti. E anche quell'unico passaggio censito è fuori fuoco, fuori logica se si prende a metro quella del poi, come ogni pezzo di questo incubo. Sera del 15 aprile 2013, Adam Kabobo passeggia lungo viale Monza. Si ferma, indugia sull'uscio di una farmacia, il militare di pattuglia si ferma a osservarlo. Per i manuali di chi lavora in strada è un potenziale assalitore, un controllo preventivo può chiarire ogni dubbio: il carabiniere si avvicina e chiede i documenti, il 31enne immigrato ghanese non fiata ma esibisce il suo ricorso contro il rigetto dell'istanza di asilo politico, il pezzo di carta che gli garantisce la sua permanenza in Italia finché un tribunale non chiarirà la sua vicenda.
Siamo lontani quattro chilometri da Niguarda, significa poco e niente. Prima, e anche dopo, Adam è un atomo di Milano. Disperato, a leggere l'unica frase abbozzata in inglese e consegnata ai carabinieri del Radiomobile che lo immobilizzano e lo arrestano alle 6.37 in via Racconigi:
"Ho fame, non ho casa". Nessuno lo sentirà più, nemmeno il suo avvocato d'ufficio Matteo Parravicini.
Gli unici monconi della sua traiettoria ce li consegnano gli archivi di polizia e coprono solo sette mesi, invero turbolenti, iniziati nel luglio 2011 quando compare in Puglia a richiedere asilo politico. Finisce in un centro di accoglienza, il Cara di Bari Palese, oltre mille anime stipate in capanne prefabbricate e costruite per 850. Non è un Cie ma la disperazione monta lo stesso e il primo agosto 2011, quando scoppia la rivolta, Adam ci finisce in mezzo. I migranti occupano la tangenziale, bloccano la ferrovia, fermano un pullman del trasporto locale, Kabobo viene arrestato insieme ad altri 28 per furto aggravato, resistenza, interruzione di pubblico servizio. Finisce in carcere a Lecce perché c'è posto solo lì per lui, si becca un'altra denuncia il primo dicembre 2011 per danneggiamento aggravato perché lo accusano di aver spaccato un televisore del penitenziario mentre la sua domanda viene bocciata. Ma fa ricorso e nessuno, finché non verrà discusso dal tribunale, potrà bocciarlo.
Quando vengono scarcerati, il 17 febbraio 2012, gli immigrati della rivolta di Palese hanno un obbligo di dimora in un altro Cara, a Foggia. Qui Adam si inabissa. E chissà se sa della conclusione del primo pezzo di processo per rivolta, di quelle 14 condanne con rito abbreviato a 2 e 3 anni e mezzo pronunciate il 27 febbraio 2013: ci sono Gheddafi e Osman, due dei leader, ci sono migranti di Mali, Costa d'Avorio, Bangladesh, Pakistan. Lui no, attende con gli altri il pronunciamento della prima sezione penale del tribunale, dove da qualche parte s'è perso il suo ricorso.
Kabobo è con ogni probabilità già a Milano, risalito non si sa come, a cercarsi da mangiare in periferia. L'italiano non l'ha imparato, un lavoro nemmeno, a 31 anni è un nessuno alla fame. E senza casa. Problemi che decide di affrontare con una spranga e un piccone in mano, per vendicarsi alla cieca.
http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/05/12/news/il_mistero_di_kabono_il_fantasta_che_si_trasforma_in_un_assassini-58612535/?ref=HREC1-12
domenica 12 maggio 2013
giovedì 9 maggio 2013
"Sobre flores" [Giacomo Conserva/ Mariam Torneria]
La luna se ha detenido y ya no quiere
seguir adelante. Su destino está cumplido, dice, y ya no tiene más
sentido continuar. En años más, tal vez, dirán las llanuras- les
tocará justo a ellas- contar cómo en días sin viento, con su punta
enrojecida, sus cuernos de cristal se detuvieran en medio del cielo,
al llamado de Dios. E Shaddai llama: Ven. Terminadas las felicidades
de la juventud, terminadas las ilusiones;' estoy cansada'.
No te abandonaré, tranquila; puedes
contar conmigo. Hasta el final de los tiempos estaré a tu lado,
secaré las lágrimas de tu rostro embarrado y te traeré como
regalo, querida, día tras día, alguna de mis rosas terrenales- mí
mismo.
"The Outsider", Michael Paysden, 2013
a real sad beautiful story (it brought to my mind Gregory Corso's 'The American Express' I so much loved) GC
OCCUPY PSYCHIATRY: “Occupy the APA” Protest Planned for San Francisco
“Occupy the APA” Protest
Planned for San Francisco
May 2, 2013
Occupy Psychiatry is sponsoring a protest of the American Psychiatric Association’s 2013 annual conference at the Moscone Center in San Francisco. “The American Psychiatric Association has perpetrated what is almost certainly the largest doctor-caused unnatural disaster in history through its fraudulent promotion of mental illnesses as brain defects and counterproductive, extremely harmful treatments,” says Alaska attorney Jim Gottstein. ”Because it is so important to hold the American Psychiatric Association accountable for what are really crimes against humanity, I am coming all the way from Alaska to join the effort.”
Article →
From Jim Gottstein:
On May 19th, MindFreedom International, the Law Project for Psychiatric Rights (PsychRights®), and the California Client Action Workgroup are sponsoring a protest of the American Psychiatric Association’s 2013 annual conference at the Moscone Center in San Francisco. This protest is being organized under the Occupy Psychiatry Banner.
Because I think it so important to challenge the fraud of current psychiatric practices and the huge amount of harm they cause, I am coming down all the way from Anchorage, Alaska to participate. Matthew Morrissey will M.C. the protest and also speak.
Confirmed Speakers include:
Leonard Roy Frank
Ted Chabasinski
Chaya Grossberg
Michael Cornwall
There will also be an open mike.
The Open Paradigm Project, an initiative that fosters new outlets and to document ways of valuing experiences of “madness”, invites participants to forward video taken on cell phones or videocameras, to be edited, together with audio taken from the event’s public address system, into a “crowdsourced” video of the event.
While there is some chance of David Oaks possibly being able to make it after his horrible accident on the first of December, we are facing the prospect of doing this protest without him. David continues to be a great inspiration. Even being almost totally paralyzed David continues to press this mission.
If David is not able to join us, in addition to telling the truth about the fraud of psychiatry and the harm it causes, I will also talk about David’s incredible activism and accomplishments.
Please join us. More Information as it develops, including additional speakers as they are confirmed, will be posted on the Occupy Psychiatry Event Page, Occupy APA 2013.
lunedì 6 maggio 2013
Vladimir D'Amora: NAPOLI, UNA PERIFERIA
Non c'è aria, si respira un tempo solo, uno alla volta, ogni masticato giorno. C'è un gusto piatto per i segreti forieri di sangue, per prove che inizino a maggior sangue, un gusto non pagano, e neppure estatico, per la vita che finisca, non più pianta. I piani apparecchiati, so' come le ore che tralignano le une nelle altre, senza misura, senza vuoti che non siano sterminata penuria d'agi. Il blu è iniettato di stordita potenza, i rossi macchiano e non li vedi, c'è sempre una mano che sotterra, distrae, illude. E non perché dell'altro preme a emersione, lottando con altri che taliati si rifacciano. Non sta nascosta l'armonia natale, la lotta per lo spazio serpeggia nelle folate d'angolo, roteando su stessa, acefala, tramortita. Il senso della fine, il limite che fa fratelli e patti, manco scordato. Basta un sole dentro, sfinito, quel sole chimico a minuti, il sabato, e scoppia la mattanza. Pulita, panciuta: è inaspettata come lo sciabordio dell'onda alla carena, in mezzo agli elementi. Nelle grotte, nelle paludi gialle e corrose, risuonano rimbombi importati, gesti di sintesi meschina, e colpi nell'aria fessa, segata da nulla striminziti. Uno ci cade ancora, nel sempre della forma, ridotto a cinico rifiuto: sepolto macchinato nel dolo della madre che urla solo il prossimo caduto, i figli ennesimi già sputi in mezzo alle macerie. C'è un punto alto assai, riprese saltuarie, occhi che vanno e vengono. Li guardi allora a mollo, in vasche gonfie di spuma e aderenti, un carnaio eletto da pavimenti cancerogeni, dove non c'è parola pei mali vecchi e nuovi. Solo urlate d'intesa spicciola, per una carriera che non può finire, intestimoniata e trista. Questi occhi sono alieni, tanto non vedono, non possono vedere il non degli esseri spalmato sulle facce, nelle trapanate truccate mani, sopra le vesti tra pigiami e tute lucidissime. Quello che guardano è un entrare tosti e regrediti in merci dozzinali, serie su serie, senza segreto ch'è la rilucenza del borghese! Arrivano, da fuori, modelli inessenziali, giammai sprofondati nei cieli dei numeri né tra i moti spontanei, non c'è fisica o speranza che regga 'ste scimmie costrette a imitare l'altro invisitato ché portato dall'aria risucchiata. In se stessa martoriata. E se ricambiano, svendono la voluttà mortificata dalle morali indispensabili, aggirabili, arraffata tra i pilastri scorticati da cani e creature bambinoidi. Su grate imbiancate da merda inannusata si danno le materie esiziali a segnare il tramonto del mercato: monadi impazzite, statiche, forate dallo sfizio dell'immagine.
Laddove le abitazioni sono piene di piscio e di figli, gli occhi avvistano non visti, le macchine eseguono ordini semplici, i passaggi tengono l'età della vita sospese e avvitate al rischio, le sovvenzioni giungono con tale ritardo e penuria da innescare lamenti e minacce, su due scalini fratelli di pietra siedono l'ascolto inavvertitamente e la ripetizione sia intensiva sia riproduttiva e lo scontro spacca come spacca lo scontro più elementare e le grida inseguono paura e mentre le macchine adibite al flusso appunto scorrono accanto a successioni e avvicendamenti radicatissimi, perché il cielo è scordato, la dimenticanza che galleggia come tale e pesa - qui è tutto diverso dai nostri dintorni, tutto si rintana nel recente già archiviato, e ci rassomiglia.
Non è illegalità, non è antistato.
Anche questo è.
Ma si interpongono, tra noi e loro, qui e lì sono facce distinguibili solo, e non anche differenziabili, se ci si vende e compra come la coca, lo shampoo, il riso che scuoce quasi subito.
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