BEYOND THE ADVANCED PSYCHIATRIC SOCIETY- A COLLECTIVE RESEARCH/ OLTRE LA SOCIETA' PSICHIATRICA AVANZATA- UNA RICERCA COLLETTIVA


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mercoledì 17 settembre 2014

PURE WAR & IMPURE WAR & UNRESTRICTED WARFARE [Talking WW3 Strategy Blues]















Popular Defense & Ecological Struggles 1990
author(s)Paul Virilio
http://lib.freescienceengineering.org/view.php?id=457638

titleUnrestricted Warfare 1999
author(s)Qiao Liang, Wang Xiangsui
http://lib.freescienceengineering.org/view.php?id=802651

As possibility of third world war exists, China needs to be prepared By Han Xudong (Global Times)    09/16, 2014 

http://english.peopledaily.com.cn/n/2014/0916/c90000-8782955.html




venerdì 12 settembre 2014

Alfred Coppel: LEGION OF THE LOST/ LA LEGIONE DEGLI UOMINI PERDUTI [1952]


perduti, lost, fucked
our common destiny
il nostro destino comune
fightin' on
continuare a combattere
this splendor was the Neva  I remember
was Mars





sabato 6 settembre 2014

"La grande forza di una comunità L'intervento" di Beppe Sebaste [http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2650000/2646802.xml?key=sebaste&first=1&orderby=1]




lLa «guerra contro l'intelligenza», diceva il filosofo Jacques Derrida, è quella perpetrata da un economicismo miope che considera produttivi solo gli investimenti a breve termine. È una politica ispirata dal misconoscimento cieco e dal risentimento verso tutto ciò che è giudicato, a torto e secondo un cattivo calcolo, improduttivo, addirittura nocivo per gli interessi immediati di un certo mercato liberale: la ricerca, l'educazione, le arti, la poesia, la letteratura, la filosofia. È la tragedia politica del nostro tempo. Non posso non richiamarla parlando della «crisi» de l'Unità, frutto in realtà di un'erosione che si protrae da anni nonostante l'intatta qualità dei contenuti. Non solo la chiusura delle sedi regionali e il progressivo restringersi della redazione, ma un impoverimento controproducente, come la distribuzione ridotta e addirittura eliminata in alcune regioni, i tagli alle agenzie di stampa e fotografiche, il quasi continuo stato di crisi e solidarietà, ecc. Un po' come fare economia nella pubblica istruzione, chiamandola riforma, tagliando le spese di aule, libri, docenti e soprattutto tempo, ovvero dell'insegnamento stesso, tagliando alle radici ogni possibile dedizione. La resistenza quotidiana dei giornalisti de l'Unità, da mesi anche senza stipendio, ha qualcosa di paragonabile al lavoro degli insegnanti in certe scuole pubbliche. Il caso vuole che mentre trovo in Internet il video della conferenza stampa nella sede de l'Unità, vedo anche un'immagine di Italo Calvino con una sua frase, diffusa dal sito Docenti senza frontiere: «Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per i soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere». Basta cambiare una parola e il discorso funziona. È questo a rendere universale la minaccia di chiusura de l'Unità, che ci riguarda come altre minacce di estinzione in corso: di parchi, teatri, cultura, della pluralità dei linguaggi e dei concetti di realtà, dei beni comuni a torto considerati improduttivi. La prosperità di un Paese viene viceversa dalla capacità di investimenti a lungo termine. Come dirlo in un'epoca in cui i più beceri populismi si compattano con l'economicismo più miope, e il finanziamento pubblico dell'editoria viene interpretato come spreco e non come sostegno alle espressioni che non coincidono, per natura e vocazione, alle esigenze autoreferenziali del mercato? In un mondo dove si fanno i sondaggi prima di dire le proprie idee, come spiegare che la definizione della realtà non può e non deve coincidere con quella del mercato e della finanza? Il concetto gramsciano di «unità» è più ampio di una sigla virtuale o di un brand, e il giornale l'Unità è sinonimo di una comunità reale che rimanda a un popolo elettivo (ed elettorale) ancora più vasto, e che da anni si sente, se non orfano di una rappresentanza, quanto meno disamato. La crisi della politica nasce da qui. Come scrivemmo su questo giornale, con le parole di una bellissima poesia di Tiziano Scarpa, «la sinistra italiana non ama il proprio popolo». L'impoverimento e l'erosione de l'Unità iniziarono forse col lungo stalking esercitato dieci anni fa dai Ds (futuro Pd) contro il direttore Furio Colombo, attaccato come se fosse insopportabile che il giornale andasse così bene. I problemi economici de l'Unità, è stato ribadito alla conferenza stampa, sono un fallimento imprenditoriale, non certo di chi il giornale lo ha fatto e fa tuttora benissimo. Basterebbero le pagine di cultura a evidenziarne l'unicità e la bellezza. È qui che ho letto ieri il bellissimo testo di Diego Fusaro sul fanatismo cieco dell'economia: «l'odierno sistema globale considera il mondo della vita non come un bene di per sé ma come bene di consumo; va cambiato il cambiamento, dice, affinché il pianeta non cambi senza di noi... ». Quando il capitalismo globale guarda una persona, un albero o un giornale, ne vede soltanto il valore economico. Un giornale è un mondo, un incrocio di linguaggi, e sguardi, una moltitudine, non solo un brand. La chiusura de l'Unità sarebbe la sciagurata conferma della folle volontà di adoperare le leggi del mercato come unica legge del mondo, come sostiene chi non crede più alla differenza tra la destra e la sinistra. C'è bisogno de l'Unità come c'è bisogno di una distinzione tra destra e sinistra. E c'è bisogno de l'Unità proprio come c'è bisogno di situarsi: a sinistra.

10 July 2014
pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 16) nella sezione "Forum"

venerdì 5 settembre 2014

Un commento su 'La sinistra per Israele senza se e ma' (gruppo fb)/ A comment about 'The left for Israel with no ifs and no buts' (fb group) GIACOMO CONSERVA



Non riesco a capire (e lo dico in primo luogo ai miei amici qui) cosa vuole dire "senza se e ma". A me pare in primo luogo questa una delle tante immani tragedie di questo pianeta, un egregio esempio di differend nel senso di lyotard (due diritti contrapposti che si scontrano)- del resto lo dice perfino Van Creveld nella sua storia dell'IDF, l'esercito israeliano; una tragedia con tante radici (antiebraismo e genocidio in primis, ma non solo; certo anche molte leadership arabe, e politiche di potenza e di multinazionali svariate; e certo l'indifferenza di tantissimi di noi e noi stessi a quanto avviene nello spazio reale (non virtuale, non immaginario, non fantastico). E le colpe dei nostri antenati, di tanti ideologemi, di tante political corretnesses di un tipo o di un altro.
 25 agosto alle ore 12.02 , 2014


I cannnot understand (and I tell this in the first place to my friends here) what "with no ifs and no buts" does mean. This of Israel and Palestine seems to me first of all one of the many enormous tragedies of this planet, an egregious example of DIFFEREND in Lyotard's sense (two opposed rights clashing against each other)- even Van Creveld says as much in his history of the IDF, the Israeli army; a tragedy with many roots (among the first antihebraism/ and genocide- but not only these, certainly many Arabian leaders, and power politics and sundry multinational companies scheming; and undoubtedly the indifference of many of us and of ourselves to what is happening in real space and time (real: not virtual, imaginary or fantastic). And our forefathers' faults, and so many ideological constructs, so many different types of political correctness and hypocrisy.
   Aug 25, 2014

Giacomo Conserva